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Complesso monumentale di Gesù e Maria (Eremo e Chiesa)

La collina di Gesù e Maria è la sintesi tra paesaggio e storia artistica. Sull’altura della collina oggi svetta il complesso monumentale di Gesù e Maria. Si narra che il sommo poeta Virgilio, dopo aver visitato questi luoghi fu ispirato nella composizione delle ‘Georgiche e delle ‘Bucoliche’.
Il Complesso Monumentale di Gesù e Maria, sito nel Comune di Baiano, rappresenta un unicum nella storia dei nostri territori.
Attraverso l’analisi dei resti artistici è possibile ricostruire la storia di questo luogo, dando anche alcune risposte a molti che si interrogano sulla struttura stessa dell’Eremo e della Chiesa. L’originariamente la chiesa era strutturata in un corpo longitudinale con annesso campanile. All’interno è ancora visibile l’antica cappella con la volta in pietra. Al centro della volta è visibile una croce realizzata con pietre databile a prima dell’anno mille, simbolo inequivocabile della vita eremitica. Questa era la croce sulla quale doveva crocifiggersi l’eremita. L’ultimo eremita che abitò questo eremo fu Stefano Vetrano nel 1350. L’affresco presente nella sagrestia testimonia un altro periodo storico, che non contemplava l’originaria vocazione di questo luogo, relativo all’ordine Francescano. Il monogramma IHS (Iesus Hominum Salvator) e il monogramma M (Maria) inscritti in un sole dimostrano la presenza di un seguace di San Bernardino da Siena (1380- 1444) ritratto in abito francescano sulla sinistra della Vergine.
Il monogramma era utilizzato anche da Ubertino da Casale (Casale Monferrato, 1259 – 1330 circa) rappresentante dei Francescani spirituali (una delle due correnti in cui si era diviso l'Ordine, in contrapposizione alla Comunità dei Conventuali). La pessima fama di quest'ultimo e la denuncia del carattere idolatrico di tale simbolo spinsero nel 1427 papa Martino V ad ordinare l'aggiunta sul trattino traversale della H maiuscola o di formare la croce aggiungendo un tratto orizzontale sull’astina della h minuscola. Fu poi utilizzato da St. Ignazio di Loyola come simbolo della Compagnia dei Gesuiti (1541) ed ebbe largo uso nell’epoca barocco, intorno al XVI secolo (ne è un esempio la facciata della Chiesa del Gesù, dove capeggia a grandi lettere). L’affresco in questione, mancante della scena centrale, rappresenta la natività. Infatti è visibile il volto della madonna distesa nella mangiatoia con in braccio Gesù bambino, e accanto alla Madonna spunta una testa (probabilmente San Giuseppe). Nella parte superiore una colomba che rappresenta lo Spirito Santo e tre cherubini. L’affresco è databile intorno al XVI secolo ed è un’elaborazione molto personale dell’artista che fonde simboli e scene della tradizione cristiana ed iconografica. La nuova chiesa costruita probabilmente prima del 1600 era composta da tre altari e tre campate. Risale al 1615 una visita del vescovo di Nola (Giovan Battista Lancellotti) alla cappella della chiesa. Dagli scritti emerge che essa ha una pianta leggermente rettangolare, tre altari in muratura, quello centrale di forma semiellittica. Sull’altare maggiore una statua della Madonna con Gesù bambino, ora distrutta. Sotto la chiesa, inoltre vi era una cripta nella quale erano sepolti gli eremiti. La chiesa conserva l’assetto originario a parte il controsoffitto a volta e i contrafforti in pietrame del 700, ristrutturazione voluta dal religioso Sant’Alfonso de Liguori(1756-59). All’esterno un opera in maiolica con la raffigurazione della Madonna del Soccorso oggi andata perduta. Durante i lavori di ristrutturazione è stata ritrovata una lapide con su scritto: ARA E / S ANTONII PAT / MON IM, che indica: ALTARE EVOCATIVO /DI SANT’ANTONIO PATAVINI / SEPOLCRALE. Bisogna sottolineare che la devozione rivolta a Sant’Antonio, inizialmente locale, si diffuse in seguito ai sermoni di San Bernardino. In quel periodo si sviluppò anche un’iconografia, a volte confusa con quella di Sant’Antonio Abate ritenuto “Padre dei Monaci” e primo eremita. Questo ritrovamento avvalora l’ipotesi della presenza di una cripta sotto la chiesa. Accanto all’eremo vi era un orto coltivato dagli eremiti detto “romitorio” ed un pozzo. Gli eremiti vivevano dei raccolti che ne ricavavano. In passato gli eremiti consentivano agli abitanti di salire su questa collina tre volte l’anno: lunedì in albis, 31 maggio e il giorno di pentecoste. Ancora oggi è possibile vedere l’antico ingresso dell’eremo che conserva la scala di accesso realizzata con l’utilizzo di pietre e la struttura di accesso (oggi murata). Con decreto del 23 luglio 1988 a firma del Ministro V. Bono Parrino, ha vincolato come zona di rispetto l’area circostante ed il complesso monumentale di Gesù e Maria. In tempi recenti, i ruderi dell’Eremo e della Chiesetta sono stati recuperati e restaurati grazie alle varie amministrazioni comunali che si sono susseguite (Sindaco Raffaele Napolitano), all'ufficio tecnico del Comune di Baiano (nella figura del responsabile Lorenzo Napolitano), alla Soprintendenza dei Beni Culturali (nella figura di Sandro De Rosa), alla Diocesi di Nola e in particolare alla tenacia della monaca eremita Suor Maria Costanza Crisafulli che ieri come oggi custodisce questo luogo di fede.
Attualmente la curia possiede un comodato d’uso della struttura che resta comunque di proprietà del Comune di Baiano.
Riproduzione riservata

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da 07/06/2014 - 10:30 a 14/09/2014 - 20:45
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