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Gobbini Gianfranco

Gianfranco
Gobbini

 

La pittura di Gianfranco Gobbini elabora un complesso sviluppo di elementi cromatici, richiamando la tradizione statunitense del Color-field. Espressionismo astratto d’ascendenza informale, dove la superficie pittorica diventa territorio riservato al colore in tutte le sue dinamiche interne, e nell’autonomia della propria espressività. L’artista si trova dietro esso, celando il talento nella capacità, resa al colore, di trasmettere emozione, emancipandosi dal tormento della forma ed elevandosi a “sacerdote” di purezza emozionale.

I rossi, i blu, i gialli e tutte le gamme intermedie concorrono al risul­tato, il pittore libera il proprio spirito sulla tela formando onde ano­male di energia cromatica. Attraverso la sovrapposizione di pigmenti esprime una libertà interpretativa fine a se stessa. Non c’è volontà di mimesi, non c’è il richiamo alla natura, semmai si potrebbe dire che quest’ultima è insita nel colore stesso, ma non esiste retorica: il colore agisce autonomamente grazie al proprio potere evocativo. L’artista non vuole condurci in nessun luogo, ma aprirci ad un’espe­rienza unica vissuta attraverso le gamme; esperienza che per pri mo vive quotidianamente nel silenzio del proprio studio.

Tutto il lavoro di Gobbini si basa su tali equilibri, percorrendo una strada di espressionismo astratto che condensa la forma in una nuo­va nascita. Le masse di colore in fusione e sovrapposizione espri­mono la forza dei pianeti nelle fasi originarie, cristallizzando fluidità materiche in spazi puri, autonomamente reagenti all’“incontro”. Anche le sabbie ed altri materiali concorrono ad esaltare la dinamica materica di superficie, richiamando istintivamente le esperienze pre-informali dell’idealismo cosmico di Enrico Prampolini, sviluppato in seno al movimento futurista, e ponte di collegamento per le soluzio­ni spazialiste di Lucio Fontana.

Questa ricerca porta l’artista ai risultati attuali, dove il colore, paradossalmente, definisce nuovamente una forma, ma svincolata dall’attinenza al reale. Liberatosi dai cardini della rappresentazione l’artista da forma al proprio essere cesellan­do il colore come i maestri rinascimentali scolpivano la pietra. Tutto ciò per dar luogo ad opere dove in scena non c’è più l’esteriorità, ma l’interiorità. Nascono nuove possibilità, luoghi del “sentire”, dove il “vedere” è lasciato ad ognuno di noi. Sono nebulose cosmiche in formazione; flussi organici cellulari; pianeti in formazione; il flusso delle acque nelle foci fluviali; la potenza delle maree; è un ribollire di possibilità dove la casualità agisce come stadio predisposto al raggiun­gimento di un risultato.

Alla fine di questo percorso una forma floreale si apre davanti a noi. Irreale, ma dal potere evocativo innegabile. L’artista ha dato vita alla propria pittura, che diventa metafora di conoscenza: un fiore che è allusione di vita sbocciata; che è il centro dell’universo o una finestra aperta su nuovi mondi; o forse il ventre della madre che mette al mondo nuova vita. Il colore di Gobbini ha trovato la strada per te­stimoniare il mistero dell’invisibile, interpretabile solo ascoltando la propria anima; mistero che l’arte concorre a ricordare, e che appartiene all’uomo in qualità di essere pensante.

Andrea Baffoni

Sesso: 
Maschile
Data di nascita: 
Domenica, 29 Novembre, 1953

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